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App bancarie false, malware e falso tecnico: come difendersi

L’icona è quella della tua banca, i colori pure. Ma dietro l’app scaricata da un link c’è un programma che ruba credenziali e codici in tempo reale.

Come funziona

Le app clonate imitano alla perfezione quelle ufficiali di banche e servizi di pagamento. Arrivano quasi sempre da un link o da un codice QR ricevuto via SMS, email o WhatsApp, con l’invito a «scaricare la nuova versione» o a «verificare un accesso sospetto». Una volta installate, catturano username, password e codici OTP e li trasmettono ai truffatori, che operano subito sul conto vero.

Le tecniche più diffuse sono le copie integrali dell’app, le schermate sovrapposte a quella autentica (overlay), i falsi aggiornamenti di sicurezza e i trojan bancari che si attivano quando apri l’home banking. Una variante è il falso tecnico: un messaggio di errore sul computer o una telefonata ti convincono a installare un programma di assistenza remota, che consegna il controllo del dispositivo ai truffatori.

La tutela

Quando i truffatori operano dal tuo dispositivo o con le credenziali sottratte, le operazioni sono di regola non autorizzate. La banca contesterà probabilmente l’installazione dell’app. Per questo sono decisivi i log informatici: mostrano da quali dispositivi sono partite le operazioni, se ne è stato associato uno nuovo al tuo profilo e quali fattori di autenticazione sono stati usati.

Operazione fatta da altri. Se i truffatori hanno usato le tue credenziali per disporre pagamenti al posto tuo, l’operazione è non autorizzata. In questo caso la disciplina europea sui servizi di pagamento (direttiva PSD2, attuata in Italia dal D.Lgs. 11/2010) tutela in modo forte il cliente. La banca deve rimborsare subito, salvo un fondato sospetto di frode da parte del cliente, e la sentenza della Corte di giustizia UE del 15 ottobre 2026, causa C-70/25 ha chiarito che non può rifiutare il rimborso immediato sostenendo che il cliente sia stato gravemente negligente. Quella valutazione viene dopo, e la prova spetta alla banca.

Come riconoscerla

  • Inviti a installare app o aggiornamenti tramite link o QR code.
  • Sviluppatore dell’app diverso dal nome esatto della banca, poche recensioni, pochi download.
  • Richiesta di permessi di accessibilità o di controllo dello schermo.
  • Finestre di allarme che chiedono di chiamare un numero di assistenza.

Cosa fare subito

  • Scollega subito il dispositivo da internet disattivando wi-fi e rete dati.
  • Da un altro dispositivo, blocca carte e accessi e cambia le password.
  • Non disinstallare né formattare nulla: il telefono è una prova.
  • Chiedi alla banca l’elenco dei dispositivi associati al tuo profilo e i log delle operazioni.

Trovi tutti i passaggi, dalla raccolta delle prove al reclamo, nella guida Cosa fare subito dopo una truffa.

Domande frequenti

Devo cancellare l’app falsa?

Prima mettila in condizione di non nuocere scollegando il telefono dalla rete, poi documenta tutto con screenshot. La rimozione va fatta con criterio, possibilmente con l’aiuto di un tecnico, perché il telefono può servire come prova in un eventuale giudizio.

Cosa sono i log e perché sono così importanti?

Sono le registrazioni informatiche di ogni accesso e operazione: data, ora, indirizzo IP, dispositivo, fattori di autenticazione usati, notifiche inviate. Sono la «scatola nera» del conto. La banca deve produrli per dimostrare la regolarità delle operazioni, e spesso risultano incompleti o illeggibili.

Approfondimento tratto dal volume «La rete che inganna. Truffe online e come difendersi», a cura di E. Ferragina e A. Foggia, capitoli 5 e 9.

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